Happy Birthday Rainbow Warrior!

Happy Birthday Rainbow Warrior!

La Rainbow Warrior è un grande guerriero verde e pacifico: la nave ammiraglia della flotta di Greenpeace compie 5 anni di navigazione in difesa degli oceani.

Buon compleanno RAINBOW WARRIOR!

Il video è un piccolo augurio da parte di Simona Cocozza, Senior Filmmaker di GREENPEACE da oltre 8 anni, in questi giorni in navigazione attraverso il Mar Mediterraneo con l’equipaggio di Greenpeace per Accendiamo Il Sole Tour, con un importantissimo messaggio diretto al Governo Italiano, e non solo: #GoSolar!

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Ecco alcuni dei video realizzati da Giallomare Film durante questo tour di Greenpeace:

 

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HO SPOSATO UN GIGANTE 2, regia di SIMONA COCOZZA

HO SPOSATO UN GIGANTE 2, regia di SIMONA COCOZZA

Stasera torna l’amore oltre i pregiudizi, con la seconda stagione del docu-reality HO SPOSATO UN GIGANTE, diretto da SIMONA COCOZZA e prodotto dalla Stand By Me di Simona Ercolani. Il racconto della vita stra-ordinaria della famiglia di Fabio e Manuela è imperdibile!

Da martedì 19 aprile, alle ore 21.10 su La5

Regia e Riprese: Simona Cocozza

Produzione: Stand By Me

Walk of Life Telethon: Never Give Up

Walk of Life Telethon: Never Give Up

“Ho provato a raccontare il coraggio e la forza di questi bambini, in pochi secondi: è stata la nostra piccola sfida.” dice Simona Cocozza, che ha ideato e diretto lo spot. “La realizzazione del video con questi giovani protagonisti è stata complessa, ma spiritosa ed emozionante: era importante soprattutto far divertire i bambini. É stato un vero orgoglio lavorare per Telethon.”.

Spot WALK OF LIFE Napoli 2016

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Il video ufficiale della WALK OF LIFE 2016 di Napoli, la maratona che dal 2012 la FONDAZIONE TELETHON organizza ogni anno per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca per le malattie genetiche rare, si ispira al pugilato come metafora della difficile lotta contro l’infermità, nonostante riuscire a vincere sia davvero molto difficile, ma senza mai perdere la speranza.

Il musicista e compositore Carmine Terracciano: “Ho cercato di mettere in musica la forza che tutti noi dovremmo trasmettere a questi bambini, componendo un brano intenso ed energico, che possa far nascere nel pubblico il sentimento di solidarietà con maggior vigore.”.

CREDITS:

ideazione – regia – riprese: Simona Cocozza

musica: “Never Give Up” di Carmine Terracciano

voice over: Fabio de Caro

sound: Alfredo Forino

produzione: Giallomare Film

in collaborazione con:  Fondazione Telethon  Famiglie SMA

UILDM G. Nigro Arzano (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)

walk of life Napoli 2016

In 7 anni ben poco è cambiato per le coppie omogenitoriali

In 7 anni ben poco è cambiato per le coppie omogenitoriali

In questi giorni si fa un gran parlare di OMOGENITORIALITÀ, di FIGLI, FAMIGLIE e DIRITTI civili. Ci fa pertanto piacere invitarvi alla visione di uno dei primissimi film che, già nel 2009, hanno affrontato queste questioni che, in Italia, sono ancora assai spinose.

Si tratta del documentario OVER THE RAINBOW (OLTRE L’ARCOBALENO) scritto e diretto da Maria Martinelli e Simona Cocozza, Prodotto da Kamerafilm e Giusi Santoro, per cui Giallomare Film ha curato l’edizione.

Il documentario è stato trasmesso in TV, nelle sale cinematografiche e nei circoli e associazioni culturali di tutta Italia, raccogliendo un grande consenso. A maggio 2009 è stato proiettato anche presso il Senato della Repubblica Italiana, per promuovere un momento di incontro e dibattito tra la realtà legislativa e quella sociale del nostro Paese.

Nel 2010 ha vinto il premio per miglior documentario professionale al Napoli Film Festival con la seguente motivazione: “per aver restituito con le immagini la complessità di una storia in cui sono in gioco le vite, i corpi e i desideri delle protagoniste“.

É disponibile per la visione la versione televisiva del documentario andata in onda su RAI3 per Doc3.

Vi proponiamo anche l’intervista della RAI all’autrice e regista Simona Cocozza.

Potete votare o commentare il film sul sito IMDB

LA STORIA: 
Il documentario racconta la vita di Daniela e Marica nei sette mesi prima della loro partenza per compiere l’inseminazione assistita in una clinica di Copenaghen. Racconta di come i parenti, i colleghi di lavoro, gli amici e le amiche che gravitano intorno alle loro vite abbiano “reagito” a questa decisione. Racconta di come molti non l’abbiano condivisa, di come alcuni, anche se amici storici da sempre, ne siano rimasti turbati, e di come invece altri, con la riflessione e il dialogo si siano lentamente avvicinati alla loro scelta. Il documentario ci racconta, in fondo, di come si vive e ci si confronta, quando si fa una scelta di vita così importante. E infine ci narra del loro viaggio a Copenaghen alla clinica, dell’inseminazione assistita e della sofferta attesa per la possibile maternità.

4 milioni di click in 1 video: Change.org Italia

4 milioni di click in 1 video: Change.org Italia

Da qualche anno le petizioni on line stanno modificando radicalmente il modo di concepire l’attivismo. Sembra strano, eppure a volte con un semplice click é possibile cambiare le cose, é possibile evitare che un uomo venga condannato a morte, far ottenere la cittadinanza ad un ragazzo, aiutare un bambino disabile, far candidare al premio nobel per la pace una giovane e coraggiosa donna di nome Malala, e tanto altro ancora, solo con un click. Un semplice, importantissimo click.

É questa la rivoluzione originata dalla piattaforma di petizioni on line Change.org, che in tutto il mondo ha coinvolto giá oltre 100 milioni di persone, di cui 4 milioni solo in Italia.

Ho firmato perché…“, l’ultimo video di CHANGE, diretto da Simona Cocozza per Giallomare Film, cerca di raccontare proprio questo, raccogliendo le testimonianze di alcuni sostenitori.

PercBen Rattray_Changehé ognuno di noi ha una ragione per firmare, e adesso la nostra voce non sará più inascoltata.

Time Magazine ha incluso Ben Rattray, colui che nel 2007 fondò la piattaforma Change, tra le 100 persone più influenti al mondo.

Un’intrusa fidata: la telecamera del FILMMAKER. Storie di lunghe veglie, vagiti e storytelling

Un’intrusa fidata: la telecamera del FILMMAKER. Storie di lunghe veglie, vagiti e storytelling

Stasera andrà in onda su MTV la storia di Marikala quinta puntata della seconda stagione di 16 anni e incinta, versione italiana realizzata dalla casa di produzione Stand by Me. Due termini semplici, i più adatti a definire questa storia: bella e appassionante, proprio come la teen-mom protagonista. E la filmmaker che ha avuto il compito di raccontare questa maternità è stata Simona Cocozza, che ha cominciato subito dopo aver seguito la storia di Marta.

Simona racconta la propria esperienza di lavoro per questo programma così peculiare: “Il filmmaker che lavora ad un progetto documentaristico segue i protagonisti con la telecamera tutto il giorno, nel bene e nel male. Non ci sono orari, non ci sono festività. Il filmmaker ha un solo compito: quello di essere sempre a disposizione della storia che ha l’onore ed onere di raccontare.

Questo non vuol dire solo essere svegli, vigili, in forma, in poche parole fisicamente pronti; vuol dire soprattutto essere mentalmente allenati. Perché dopo tante ore di riprese (a volte di seguito senza pause) e tanti giorni dietro ai nostri protagonisti (a centinaia di chilometri dai propri affetti) è facile “perdere colpi”. Ma un filmmaker deve avere sempre la lucidità di raccontare al meglio la sua storia, cercando di non farla traballare visivamente e, cosa ancor più importante, narrativamente. Perché il filmmaker non è “solo” un tecnico: è per prima cosa uno storyteller. La sua professionalità sta nel riuscire a realizzare le inquadrature migliori non solo per documentare, ma soprattutto per raccontare quel momento unico cui assiste, cogliendone le emozioni affinché si trasferiscano quasi per osmosi nelle immagini audiovisive che sta registrando. A volte le emozioni possono anche tradirci, ma nel nostro lavoro dobbiamo fare in modo che proprio quelle emozioni, uniche e reali, cui partecipiamo, ci diano la forza di trovare l’immagine ideale, affinché anche lo spettatore possa viverle insieme a noi.

Nel caso di 16 anni e incinta tutto converge in quello che è il momento cardine della storia: il parto, che però si rivela anche come il più difficoltoso, perché stressante fisicamente e mentalmente, non solo ovviamente per la neomamma, ma anche per tutti i presenti.

Il parto di Marika è stato particolarmente lungo. L’ossigeno ha gonfiato i polmoni della piccola Allyson dopo ben 25 ore dalla rottura del sacco amniotico, e per tutto quel tempo una telecamera ha accompagnato la giovane mamma. L’ha seguita durante queste ore di paura, ansia, dolore, e forse a tratti l’ha anche un po’ protetta. Può sembrare strano ma a volte quella che sembra un’intrusa scomoda può diventare un’amica fidata, forse anche un po’ complice, nonostante le ore di sonno arretrato della filmmaker che la stringe tra le mani.

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A poche ore dal parto Marika ha già voglia di scherzare con la sua nemica-amica: la telecamera di Simona!

Perchè quelle 25 ore di sorveglianza speciale, sommate a molte altre di veglia prima della rottura delle acque, più quelle immediatamente successive al primo pianto della neonata, le ho sentite tutte! Ma nonostante la stanchezza bisognava essere pronti affinché il primo vagito di Allyson fosse raccontato nel miglior modo possibile. Sbagliare, o come diremmo noi in gergo “bucare”, quell’istante sarebbe stato come condurre una maratona di 42 chilometri, ed accasciarsi giusto agli ultimi 195 metri senza tagliare il traguardo. Un filmmaker deve riuscire a mantenere la calma e rimanere lucido fino alla fine, non solo per tagliare quel traguardo, ma magari per battere anche un record!

Inoltre avere il privilegio di dipingere elettronicamente quel momento, vedere il primo bacio della neo-nonna alla neo-mamma tra lacrime di felicità e fatica, e la gioia di essere la seconda persona a baciare quella giovane mamma, beh… tutto questo basta per sentirsi soddisfatti del proprio lavoro.

Probabilmente tutto questo sonno arretrato ci farà campare qualche giorno in meno, ma  quelle emozioni non ci faranno pentire di aver scelto di “campare” da artigiani dell’immagine”.

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IL REGISTA FILMMAKER TUTTOFARE

IL REGISTA FILMMAKER TUTTOFARE

Stasera andrà in onda su MTV la seconda puntata di 16 anni e incinta, show televisivo realizzato dalla Stand by Me di Simona Ercolani.
Simona Cocozza, una dei filmmaker del programma, ha girato questa puntata in cui viene raccontata la storia di Marta, una ragazza di Marina di Pisa che ha deciso di portare avanti una gravidanza inaspettata, e che ancor più inaspettatamente ha anche cambiato la sua vita. Di sicuro l’ha cambiata.

Simona: “Quello del filmmaker è un lavoro che puoi fare solo con passione. Se nella vita hai deciso di raccontare le storie attraverso le immagini, sai che andrai incontro a tante difficoltà, e non parlo solo dei soliti discorsi legati alla meritocrazia. Il filmmaker è un lavoro non facile, è un lavoro pesante.
È un lavoro che ha una grande ripercussione sul fisico, per la necessità di portare dietro tutto il giorno le pesanti attrezzature.
Il filmmaker deve avere sempre la mente lucida, perché sa che il materiale che sta girando è unico e irripetibile.
Per questo, il filmmaker deve avere un occhio sullo schermo della videocamera, uno su quello che gli accade intorno, uno dietro la schiena per prevedere cosa accadrà nell’immediato ed essere pronto a riprenderlo, ed uno sull’attrezzatura… sperando che non ci siano malintenzionati pronti a derubarlo!
Il filmmaker deve avere una mano per governare la telecamera, una mano per aggiustare le luci, una mano per piazzare i microfoni ed una mano per far firmare le liberatorie.
E, nel caso di questo programma, anche una mano per stringere quella della mamma, ed un’altra mano da dare alla bambina… perché il filmmaker, all’occorrenza, fa anche da babysitter!

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Backstage sul set di 16 anni e incinta, con la filmmaker Simona Cocozza e Marta

Il filmmaker deve avere due gambe allenate per rincorrere le ragazze, molto più giovani nel caso di questo programma, che camminano a passo spedito, e deve avere altre due gambe per spostarsi velocemente dall’altro lato della strada, per realizzare un buon controcampo che sarà imprescindibile per un buon montaggio.
Infatti il filmmaker deve ragionare come un regista ma anche come un montatore, perché quel momento irripetibile che è riuscito a immortalare verrà anche montato, e di conseguenza dovrà fare in modo che ci siano tutte le inquadrature utili per raccontarlo, per farlo vivere allo spettatore.
Di fatto, con 4 occhi, 6 braccia, 4 gambe e 2 modi di pensare, il filmmaker deve essere più di 2 persone in una!

Il filmmaker che lavora a progetti documentaristici, racconta storie di persone, passa mesi interi nei posti più assurdi, fa anche 2/3 traslochi in un anno, e in tutti questi mesi crea delle immagini, quelle giuste, che poi racconteranno tutta la storia in pochi minuti.
Ma per poterlo fare nel miglior modo possibile, il filmmaker deve guadagnarsi la fiducia dei suoi protagonisti, e diventare “uno di casa”. E questo è un obbligo professionale, perché è il solo modo per far “sparire” la telecamera e permettere allo spettatore di vivere quella storia insieme a te, che di fatto sei il primo di quegli spettatori. Ma non solo: l’essere accolto in casa, nelle famiglie, come membro della comunità, è forse il lato migliore di questa professione, che è una delle poche che ti permette di abbracciare ogni tipo di gente, a volte meravigliosa, di sfiorare la diversità del genere umano, osservare gli sguardi che cambiano col passare del tempo, condividere emozioni forti con cui si sovrappongono le tue, ti insegna a non avere pregiudizi, bensì a tentare di conoscere, prima di farsi un’idea propria, che sarà comunque messa al servizio degli altri. Ed è la cosa che amo di più!”